Facciamo una breve introduzione.

La nanotecnologia legata al settore auto trova spazio in molte applicazioni.

Dalla produzione di materiali più leggeri e resistenti alla creazione di batterie più efficienti, dalla realizzazione di sensori più precisi alla creazione di nuove tecnologie per la guida autonoma, e altro ancora.

Il connubio NANOTECNOLOGIA – AUTO è però prevalentemente associato all’applicazione del nanocoating sull’auto, ovvero a quella sorta di vernice composta di nanoparticelle che si usa per rivestire principalmente la carrozzeria.

Tale associazione è sempre più popolare man mano che il mercato cresce.

Basta cercare “nanotecnologia auto” su Google per rendersene conto.

Il 99% dei risultati di ricerca si riferisce infatti ad applicazioni di nanocoating sull’auto.

Certo è una locuzione molto generica, e se vuoi poco corretta, ma come avviene spesso nell’evoluzione linguistica, dagli usi e costumi nascono i neologismi o nuovi modi di intendere le cose.

 

Con “nanotecnologia auto” s’intente quindi l’applicazione di un nanocoating sulle superfici dell’auto, perlopiù sulla carrozzeria.

 

Tale applicazione è anche chiamata

Trattamento nanotecnologico per auto o Trattamento nanoceramico per auto.

A volte semplicemente “trattamento ceramico”.

Quindi “nanotecnologia auto” e “nanoceramica auto” sono la stessa cosa?

Che differenza c’è tra “trattamento nanotecnologico per auto” e “trattamento nanoceramico per auto”?

NESSUNA

Si tratta sempre di applicare un nanocoating sulla superficie.
Quindi sono la medesima cosa.

Se però vogliamo essere più minuziosi possiamo evidenziare questa differenza:

Con nanotecnologia si intende la tecnologia che fa uso delle nanoparticelle, che possono essere di vari materiali come metalli, ceramiche, polimeri e materiali biologici.

Con nanoceramica ci si riferisce alla tecnologia che utilizza le specifiche particelle nanoceramiche.
Es. Nitruro di silicio (Si3N4), ossido dello Zirconio o semplicemente Zirconia (ZrO2), Nitruro di boro (BN), Carburo di silicio (SiC), Carbonato di calcio (CaCO3), Alluminosilicato di zirconio (ZrSiO4), ossido di Alluminio o Allumina (Al2O3), Silice (SiO2), biossido di Titanio (TiO2), ossido di Zinco ecc.

 

I coating nanotecnologici utilizzati per rivestire la carrozzeria sono dei coating nanoceramici.

 

Ecco perché il “trattamento nanotecnologico per auto” e il “trattamento nanoceramico per auto” sono la stessa cosa. Il primo ha un nome generico, l’altro più specifico.

È come dire: “io adoro le caramelle, e tu?” “Io adoro le caramelle alla vaniglia”.

 

Bene! Abbiamo fatto un po’ di chiarezza.

Ora, per te che lavori in questo contesto e magari sei alle prime armi, spendiamo qualche parola in più per consentirti di utilizzare la terminologia in modo più appropriato e poter rispondere alle eventuali domande di un cliente curioso.

Saper spiegare al tuo cliente ciò che realmente andrai a fare sulla sua auto accresce senz’altro il tuo valore professionale e la percezione del professionista che sei.

Difficilmente troverai il cliente curioso, ma talvolta capita, e trovarsi impreparati non è una bella cosa.

 

Spieghiamo meglio che cosa si intende per nanotecnologia

 

Che cos’è esattamente e in che modo è connessa al mondo dei nanocoating?

La nanotecnologia è un termine molto molto generico poiché abbraccia diverse discipline e diversi modi di interagire nelle varie discipline.

Se dovessimo dargli una definizione molto sintetica, potremo dire che è una branca che si occupa di nanoparticelle.

Le nanoparticelle sono delle molecole o gruppi di atomi la cui grandezza è compresa tra 1 e 100 nanometri.

A livello “nano” i comportamenti e le caratteristiche della materia si modificano in modo notevole.

Un dato materiale le cui molecole sono state modificate in nanoparticelle assume caratteristiche differenti.

La conseguenza è che le tecnologie associate al mondo “nano” portano alla produzione di materiali, strutture e dispositivi caratterizzati da proprietà e funzionalità che vanno fondamentalmente in due direzioni: o sono notevolmente migliorate o sono completamente nuove.

Citando l’espressione di alcuni professori: con la nanotecnologia è come se si utilizzassero nuove materie prime ottenute da quelle già conosciute.

Col termine “nanotecnologia” si includono diverse discipline: dallo studio alla manipolazione della materia, dalla progettazione alla produzione di materiali e dispositivi.

Gli ambiti di intervento sono diversi: elettronica, medicina, fisica, meccanica, biotecnologie ecc.

Il contesto nanotecnologico che ci riguarda è quello legato ai rivestimenti.

 

Che prende appunto il nome di nanorivestimenti o nanocoating.

 

NOTA.
Sebbene il termine nanocoating dovrebbe indicare l’utilizzo di particelle di grandezza compresa tra 1 e 100 nanometri, i nanocoating utilizzati per rivestire le auto sono dell’ordine di qualche micron.
Cioè di qualche migliaio di nanometri.
Un micron (µm) = 1000 nanometri (nm). 

Rivestimenti che non sono altro che soluzioni liquide a base di nanoparticelle utilizzati per rivestire superfici di diversa natura allo scopo di conferire a esse proprietà nuove o potenziate.

In altre parole, si ricopre una superficie di nanoparticelle per cambiare le proprietà della superficie stessa.

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Potremo fermarci qui, ma se vuoi comprendere meglio le ragioni che portano alla realizzazione di nanocoating differenti, continua a leggere.

Cercando di non entrare troppo nello specifico, cerchiamo di dare un’idea del processo produttivo e della filiera che lo compone.

La filiera produttiva delle nanoparticelle comprende diverse fasi, tra cui la produzione, l’elaborazione, la formulazione e l’utilizzo delle nanoparticelle.

Da qui si capisce che il committente, ovvero colui che paga per avere un prodotto che soddisfi determinate esigenze, ha un ruolo importantissimo.
Un ruolo che influenza tutte le fasi della produzione.

Un attore protagonista della filiera, specie se partecipa attivamente con le proprie competenze tecniche.

(Ceramic Pro, per esempio, è un distributore/committente che partecipa alla produzione con il proprio reparto tecnico, anche in casa propria).

Il processo produttivo vede dapprima la realizzazione delle nanoparticelle tramite specifici metodi (chimici, fisici, di riduzione, biologici, di assemblaggio).

Ogni metodo ha i propri vantaggi e svantaggi e la scelta del metodo dipende dalle proprietà specifiche che si vogliono ottenere dalle nanoparticelle.

Nel caso in cui la finalità sia ottenere un nanocoating a base di Silice (o biossido di silicio) si utilizza perlopiù il metodo chimico, precisamente la sintesi sol-gel.

Il processo sol-gel può essere modificato per ottenere nanoparticelle di Silice con proprietà specifiche, come la forma, la dimensione, la distribuzione delle dimensioni e la purezza.

In generale, la produzione di nanoparticelle di Silice per l’utilizzo nei nanocoating richiede una combinazione di competenze in chimica, fisica e ingegneria.

Le nanoparticelle che si ottengono hanno l’aspetto di polvere finissima simile al borotalco.

Tali polveri sono diluite in una soluzione a base di acqua o alcol secondo una precisa formula.

Ed ecco che è nato il nanocoating.

Alcuni nanocoating contengono anche altri elementi oltre all’ingrediente nano principale della Silice. Per esempio molti prodotti Ceramic Pro contengono anche Titania (TiO2) e altri elementi.

Buona parte dei nanocoating utilizzati nel settore auto hanno la stessa base, modificata nelle quantità su richiesta dei distributori.

Solo le case più grandi possono permettersi di realizzare prodotti differenti e più performanti poiché hanno disponibilità economica per finanziare test e nuove formulazioni.

Dipendenti da questo sono ovviamente i costi che ne derivano.

Una cosa è utilizzare delle polveri di nanoparticelle di Silice diluite in modo standard per tanti distributori, un’altra è realizzare una soluzione unica composta da vari elementi con precise formulazioni.

 

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